mercoledì 21 settembre 2016

Mi presento

Sono uno scrittore di romanzi sconosciuto. Sono sconosciu-to perché anche i miei romanzi lo sono.
Sai perché? non perché nessuno li vuole leggere come tu potresti pensare, ma perché sono talmente belli che li voglio tenere solo per me, ne sono geloso al punto che non voglio che qualcuno li legga.
Comunque, se proprio li vuoi leggere e se proprio insisti, ti dirò i titoli, a patto però che tu non li dica a nessuno e che tenga riservata questa informazione: per ora ne ho pubblicati solo cinque e per averli in copia cartacea ti devi rivolgere a me, oppure acquistarli come ebook presso i piu' importanti rivenditori.
Naturalmente l'autore sono io, Giuseppe Fraschetti. Sto sull'elenco telefonico di Roma: sono l'unico con questo nome e cognome: anche in questo sono eccezionale.
Se mi vuoi contattare la mia mail è giuseppe_fraschetti@libero.it oppure giuseppe_fraschetti@hotmail.com


venerdì 21 marzo 2014

UNA CROCIERA DA SOGNO



UNA CROCIERA DA SOGNO


Che meraviglia guardare la costa che si allontana, la Lanterna che assomiglia ad una matita, il diadema delle luci e le montagne che svaniscono nella foschia…  Non ero mai stata in crociera prima d’ora, certo che una nave di queste proporzioni, così elegante, così bianca, suscita emozioni intense.
La mia roba è già sistemata in cabina, mi guardo intorno sul ponte, lui non si vede… ah sì eccolo!  Stiamo per scendere a cena. La sala è immensa, come tutto il resto, e luccicante, con tanti tavoli rotondi.
Sono la solita sfigata: mi hanno sistemato con una famigliola con bambini, che dopo soli dieci minuti farei volare fuori bordo, una befana danarosa evidentemente in caccia, a meno che la preda non sia lei, e una coppia gay che son gli unici con i quali riesco a conversare serenamente, intelligenti e garbati. Ad un certo punto sento una scarica di adrenalina: non ho dimenticato niente ? Apro la mia trousse di raso e controllo senza farmi notare: sì, ho tutto quello che mi serve…”
Lui intanto si è già seduto: ad un tavolo lontano dal mio, ma non tanto da non poterci guardare negli occhi. E’ solo, meglio così: prima o poi mi noterà, si ricorderà di me, ne sono certa….  . Quando ci lasciammo quella volta lui sapeva tutto di me ed io tutto di lui..  tranne una cosa: il mio telefono  !  se me lo avesse chiesto glielo avrei dato ben volentieri..  troppo timido per chiedermelo… oppure non gli interessavo a tal punto..  oppure chissà perché..  forse voleva che ci incontrassimo di nuovo quasi casualmente. 
Intanto le due bambine ogni tanto mi guardano…  mi vedono tutta assorta. 
Ma ormai tutti si sono accorti che il mio sguardo è fisso altrove.  La vecchia, danarosa e curiosa, cerca di indovinare da che parte sto guardando così intensamente e quale sia l’oggetto di tanto interesse.
Ma lui non mi vede..  possibile che proprio non si ricordi di me ? in fondo sono una bella donna…  proprio lui, lui, non mi guarda per niente.
Intanto si guarda intorno: sembra stia cercando qualcuno.. fossi io l’oggetto del suo interesse…   Guardo anch’io nella sua direzione, i nostri sguardi s’incrociano.  Gli sorrido… lui risponde vagamente al mio sorriso..  oh.. sento già il coro degli angeli... 
Ora però sta guardando da un’altra parte.. il coro degli angeli è già finito. Chissà se mi ha riconosciuto ? se si ricorda di me. La signora ora seduta al suo tavolo è bella ed attraente.. purtroppo.  Non che io lo sia meno… ma gli sta vicina..  ha un vantaggio, rispetto a me, assolutamente incolmabile. C’è poco da fare: sono sempre la solita sfortunata. 
C’è anche un’orchestrina. Non mancherebbe proprio niente per una splendida serata, se solo potessi io stare seduta al suo tavolo.
Sento i miei compagni di tavolo conversare amabilmente: ogni tanto mi guardano incuriositi e anche un po’ dispiaciuti per la mia assenza. Sono tutta presa per lui; continuo a guardare nella sua direzione sperando che si decida a guardare verso di me e che di nuovo i nostri sguardi s’incrocino. 
Intanto è stata servita una deliziosa zuppa di verdure. Svuoto rapidamente il piatto gustandone avidamente il contenuto. Nell’attesa della portata successiva mi alzo e mi avvicino ad una balaustra della sala: il blu profondo del mare che forma un tutt’uno con il colore notturno del cielo mi affascina e mi attrae. Capisco chi si getta in mare di notte: è il fascino del vuoto, del nulla, dell’infinito. Sparire per sempre, annientarsi, ritornare donde proveniamo. Mi affaccio per sentire e godere della tonificante e fresca brezza del mare sul viso. 
Intanto anche lui si alza dal tavolo: va ad appoggiarsi ad un’altra balaustra non lontano da me. Che occasione d’oro: non posso lasciarmela sfuggire.
“Ha già finito di cenare ? guardi che il menu della cena è molto raffinato: non le consiglio di interromperla ora”. Gli dico non appena mi sono avvicinata alla sua balaustra.
 “Forse non lo sa ma su questa nave ci sono cuochi tra i più esperti d’Italia.. se fossi in lei tornerei a sedermi..” “Ma lei che parla tanto e mi dà questi consigli ? mi sembra che lei per prima non intenda seguirli visto che neppure lei si siede”.
“Infatti tra poco tornerò a sedermi..  mi sono alzata solo godermi questo spettacolo splendido ma al tempo stesso terribile … ma ora che sta qui mi dica: non è affascinato anche lei da questa notte così buia, da questo mare così nero che si salda con il cielo, anch’esso nero, questi gorghi bianchi ribollenti … non si sente attratto anche lei ?”.
“Sì è vero..  davvero emozionante !”.
 “Mi raccomando però… non si getti in mare… ma ora la devo lasciare; vorrei continuare a cenare..  e poi non vorrei che i miei compagni di tavolo si sentissero troppo soli..”
“Oh stia tranquilla: non mi getterò, glielo prometto… e buon proseguimento…” risponde lui prima di tornare al proprio tavolo.
La cena è terminata, finalmente !  i miei compagni di tavolo li sopporto sempre meno ! posso andarmene nella sala grande dove un’orchestra suona motivi antichi e nostalgici.  Chissà, forse ci starà anche lui. Infatti, lo vedo seduto su un divano. Mi avvicino e mi siedo. Certo che la faccia tosta non mi fa difetto.
“Allora ? che ne dice della cena ? è stata di suo gradimento ?”
“Ma certamente” risponde lui senza neppure guardarmi in faccia… troppo timido.
“Che ne dice se passeggiamo un po’ sul ponte ?” lo invito io per smuovere un po’ le acque “questa musica è un po’  noiosa”.
“Non sono d’accordo.. comunque passeggiare non mi dispiacerà certo”.
Ci avviamo: dopo giri vari mi avvio, con grande noncuranza, verso la mia cabina.
“Ecco vede ! questa è la mia cabina…” apro la porta, entro dentro. Lui rimane fuori esitante.
“Ma entri, entri pure, non si preoccupi… gradisce un po’ di whisky ?”
“Oh sì certo… lei è molto gentile..”.
Entra e si chiude la porta dietro. Mi avvicino ad un armadietto dove tenevo il whisky.. ma non lo trovo.
“Oh che sbadata… pensavo di averlo portato, mi dispiace”.
“Ma le pare.. non si preoccupi…”.
All’improvviso mi sento cingere alla vita da due mani di acciaio… mi solleva con le sue forti braccia e mi deposita sul letto.
Un urto tremendo, un boato terribile: lui si blocca immediatamente, anche io. Ci guardiamo negli occhi terrorizzati. Un istante dopo la sirena dell’allarme comincia a suonare. Fuori un fuggi fuggi generale.   
“Oddio che sarà successo ?”grido terrorizzata. Mi rivesto rapidamente, anche lui; usciamo di corsa dalla cabina e ci mettiamo a correre seguendo il flusso. Lui mi tiene sempre per mano. Arriviamo in coperta, la nave si sta inclinando paurosamente: tra poco affonderemo tutti, ne sono certa.
Onde gigantesche si abbattono sulla nave..  tuoni e fulmini da tutte le parti.
“Ma cosa sarà successo ?” domando ad un ufficiale che mi trovo davanti all’improvviso.
“Sembra che abbiamo imboccato un tunnel spazio-temporale..  la curvatura dello spazio tempo di Einstein..  non so se conosce questa teoria… potremmo tornare indietro nel tempo… queste onde gigantesche sono onde gravitazionali”.
“Mio Dio” esclamo terrorizzata “e ora che cosa ci succederà..”.
“Non lo so… nessuno lo sa..” e fugge via come tutti.
Ad un tratto, improvvisamente la tempesta cessa… ma le sorprese non sono finite: infatti la nebbia si è diradata è vero, però in compenso udiamo dei boati, come se fossero cannonate.  Scorgiamo all’orizzonte delle navi..  ma sembrano antiche… si stanno sparando tra loro.  Alcune hanno bandiera con la mezzaluna, altre con la croce…  alcune, le più gigantesche, con il leone di  san Marco.  “Secondo me questa è la battaglia di Lepanto” dice uno che sta fuggendo come tutti.   Intanto una nave con la mezzaluna si è avvicinata alla nostra: sale uno con un turbante seguito da uomini armati di lance e scimitarre. “Presto: le donne tutte da una parte e gli uomini dall’altra !” ordina quello col turbante in testa. Gli armati mi prendono e mi trascinano da una parte insieme alle altre donne.
“E ora che ci faranno ?” domando a una signora vicina a me anche lei trascinata via.
“Questi sono turchi: le donne più belle sono destinate all’harem del sultano, le altre in pasto ai soldati. Così ricordo da un libro di storia”.
“Mio dio, spero che finirò nell’harem, meglio che in pasto ai soldati…”
“Non ti credere” risponde la mia compagna di sventura ”quando il sultano si stufa di una donna la fa chiudere in un sacco e poi buttare a mare… ogni tanto poi fanno un repulisti generale nell’harem: tutte chiuse nei sacchi e a mare”.
“Ma se non ricordo male la battaglia di Lepanto fu vinta dai cristiani.. vedrai che presto arriveranno i cristiani e ci salveranno da questi mostri..”.
Infatti una nave battente bandiera con la croce si sta avvicinando a noi.
“Evviva.. arrivano i cristiani.. siamo salvi…” gridiamo tutti entusiasticamente.
Infatti i turchi abbandonano subito la nave e si allontanano rapidamente.
“Venite venite…   siamo cristiani anche noi”  gridano tutti agitando le braccia per farsi vedere dagli occupanti la nave cristiana.
Una scialuppa con degli armigeri e un frate con una croce si sta avvicinando a noi. Il frate sale a bordo seguito dagli armigeri. 
“Oh padre !  Come sono felice di vedervi” grido io abbracciandolo.
Ma il frate mi allontana bruscamente
“Chi sei donna ?  il tuo nome ?”
“Giovanna” rispondo io subito, un po’ preoccupata per l’accoglienza del frate, così poco gentile.
“E queste innocenti bambine ? chi sono ?”.
“Le mie figliole padre” risponde subito la mia vicina di tavolo.
“Portatele via nella mia cabina” ordina il frate agli armigeri “santa romana chiesa si occuperà di loro, tenendole lontane da queste peccatrici”.
“Ma sono le mie figliole… che fate ?  non potete portarmele via”  implora inutilmente la mia vicina mentre gli armigeri trascinano via le due bambine.
 “E quest’uomo col quale ti accompagni ?” mi domanda il frate con tono minaccioso.
“Un amico…”
“Ah..  un amico !  femmina peccatrice, figlia del diavolo, questo sarebbe un tuo amico ? strega, tu lo vuoi portare alla perdizione !  sarai bruciata viva ! presto portate via anche lei!”.
Gli armigeri mi prendono uno da una parte e uno dall’altra senza tanti complimenti. Mi ritrovo in una cella buia della nave cristiana.
Poco dopo arriva un armigero
“Vieni con me: l’inquisitore ti vuole vedere” e mi trascina via.
“Femmina peccatrice, santa romana chiesa, nella sua somma clemenza ha pietà di te e della tua anima: sottoponiti al rito della purificazione e la tua anima sarà salva. Se ti sottoporrai al rito dopo che sarai stata bruciata andrai nel purgatorio invece che all’inferno: nel purgatorio resterai per qualche secolo per espiare i tuoi peccati; poi potrai entrare nel paradiso, anche se non lo meriti”.
“Uhm.. ma se mi purificherò ben bene, magari non mi brucerete ?”
“Può darsi, vedremo: ora spogliati tutta nuda”.
“Ah vecchio porco, sarebbe questa la purificazione ?”
“Non capisci strega ? il tuo immondo corpo, insozzato dal peccato, al contatto con le mie sante membra sarà purificato !”
“Allontanati porco schifoso..”
“Osi ribellarti a santa romana chiesa ? sarai bruciata e andrai dritta all’inferno. Presto, portatela via”.
“Ma no, no, lasciatemi… non ho fatto nulla di male..”.
 “Ma che fai, smetti di agitarti, non riesco a dormire !  non fai altro che girarti e rigirarti ! è da un sacco di tempo che ti agiti e non mi fai dormire”. Ah, penso io ma allora era solo un sogno !  meglio così.
Mi preparo in fretta: ho fatto tardi, devo andare di corsa. Esco di casa, lo incontro sul pianerottolo, il mio vicino di casa. Per fortuna si è salvato anche lui, dai turchi e dai cristiani. 

lunedì 10 marzo 2014

Il Sequestro


Il Sequestro


È tardi;  questa è zona di sequestri: è bene fare attenzione e fare anche presto.  Così pensa la signora mentre scende dalla macchina e si avvia a passi veloci verso casa.  Non giovanissima, tuttavia ancora più che bella e piacente.  Si accorge subito che i suoi timori erano più che giustificati: qualcuno le afferra, improvvisamente,  le mani e gliele lega dietro la schiena; contemporaneamente le mettono, sempre da dietro, una fascia sulla bocca legandogliela sulla nuca per impedirle di gridare; si, è proprio un sequestro, e questa volta, purtroppo, è toccato proprio a lei. La trascinano dentro la macchina che parte subito a gran velocità.   Finalmente può vedere in faccia i suoi sequestratori; ma è strano che non l’abbiano bendata: lei in futuro li potrebbe sempre riconoscere. Naturalmente questa circostanza non la tranquillizza affatto. 
Sono in due, giovani tutti e due; potrebbero avere al massimo trent’anni; peccato, così giovani e già così rovinati  in questo tipo di affari.  Quello che sta al volante ha una faccia pulita, da ragazzo onesto;  incontrandolo per strada non  si immaginerebbe mai che fa questo genere di cose, inoltre è anche un bel ragazzo, alto, spalle larghe, molto robusto. Chissà perché, ma le ispira fiducia e tranquillità. L’altro, che le sta seduto vicino, su un sedile posteriore, invece è tutto l’opposto: non è certo bello , ed ha proprio una faccia da delinquente; mette paura solo a guardarlo.
Tra l’altro la guarda in un modo che non le piace proprio. Visto che ci siamo, dice al compagno, potremmo….non ci pensare proprio, risponde l’altro, quello con la faccia buona; se ti vuoi divertire, trova un altro momento, un altro modo e un’altra persona; noi ora dobbiamo solo pensare a portare a termine l’operazione e nel modo migliore possibile.
Intanto sembra che sono arrivati: fermano la macchina (si trovano su una strada secondaria di campagna) scendono e fanno scendere anche lei e si incamminano tutti e tre lungo un sentiero di montagna.
Dopo circa un’ora di marcia, i due giovani si fermano presso una catapecchia abbandonata e semidistrutta; evidentemente sarà questo il luogo della sua prigionia.  Entrano dentro, le  levano la fascia dalla bocca (tanto anche se grida nessuno la può sentire); il ragazzo con la faccia buona le domanda se sta bene e se ha bisogno di qualcosa. Le dice anche di stare tranquilla perché finirà tutto presto e non le sarà fatto nulla di male.
Naturalmente mi dice questo per farmi stare buona, pensa lei; però è gentile e sicuramente farà di tutto per farmi meno male possibile; peccato che si è fatto coinvolgere in questo affare non bello.
Intanto quello con la faccia cattiva insiste: ma perché no? che c’è di male? che cosa ci può succedere?  Ti ho detto di no e non lo voglio più ripetere, risponde l’altro. 
Intanto lei nota che il ragazzo con la faccia onesta ha al collo una catenina con una medaglia che le è molto familiare: è un istante, le viene quasi da gridare per la gioia…. Ma quello è suo figlio, ha al collo la stessa identica catenina che lei gli mise quando lo porto all’orfanotrofio perché non era in grado di tenerlo. Sono passati tanti anni, ma lei si ricorda tutto, come se fosse successo ieri.  Ma si, è proprio lui; anche l’età che mostra di avere corrisponde con il tempo che è passato.
Quando si separò da questo figlio appena nato, e che amava molto, le sembrò di perdere una parte di se stessa   Si ricorda perfettamente di quei giorni, era giovanissima e lo aveva appena messo al mondo quasi di nascosto; tutti la avevano consigliata di abortire, ma lei non aveva assolutamente voluto; non era ancora sposata, si era trattato di un’infatuazione giovanile; il padre del bimbo si era dileguato. Allora aveva pensato di lasciarlo nell’orfanotrofio; le suore si sarebbero prese cura di lui.  Gli aveva messo al collo quella medaglietta con inciso dietro il nome e la data di nascita per poterlo riconoscere se un giorno lo avesse incontrato.  Lei aveva al collo una medaglietta uguale identica.  Ora suo figlio lo ha ritrovato, ma in che terribili circostanze e che brutta vita fa !
Intanto quello con la faccia cattiva continua a guardarla e in un modo che non lascia dubbi; le si avvicina con chiare intenzioni.  Lei grida ….  suo figlio (che, naturalmente, non sa di essere suo figlio), che stava guardando altrove si gira, vede la scena; è un attimo, non è un pugno, ma una saetta quella che colpisce l’altro in pieno viso.  Si avventano l’uno, contro l’altro, ma suo figlio, che è molto più forte, sta per avere la meglio.  Allora l’altro, con la faccia tutta sanguinante per il pugno ricevuto, vistosi sconfitto, pensa all’estrema ignobile risorsa: estrae dalla tasca la pistola e la punta contro suo figlio pronto a sparare; allora lei non ci pensa due volte…. un balzo improvviso nonostante le mani legate e si interpone tra i due giusto in tempo per ricevere lei, nel cuore, la pallottola destinata al figlio. Cade a terra colpita a morte.  Il ragazzo con la faccia buona si china su di lei per soccorrerla, ma nota subito la medaglia uguale e identica alla sua. Le suore glielo avevano detto che sua madre lo aveva abbandonato solo perché non era in grado di tenerlo e che se avesse voluto avrebbe potuto abortire senza alcun problema; inoltre gli avevano anche detto che aveva una medaglia al collo uguale alla sua.  Guarda bene la medaglia, la tocca, la gira; ma è proprio uguale alla sua. Ma lei perché ha questa medaglia ? le dice… ma chi è lei,… e perché mi ha salvato la vita?  Figlio mio, perché sono tua madre…
Lui si sente come impazzire: mamma, finalmente ti ho trovata;  la stringe, la abbraccia.  Ma purtroppo sente di stringere un corpo morto… è morta…quel delinquente l’ha uccisa.  Con infinita dolcezza depone a terra il corpo della madre; si alza in piedi, si gira verso di lui; l’altro gli punta di nuovo la pistola  contro; ma non fa in tempo a sparare… viene sollevato di peso  e scaraventato fuori dalla finestra in un gran fragore di vetro rotti. Anche per lui è finita.  Allora il giovane dalla faccia buona si gira, con grande tenerezza  solleva il corpo di sua madre e lo depone sul letto, lo compone... le accarezza il viso.  Poi si avvia verso la porta ed esce; la stazione dei carabinieri è vicina. 

domenica 20 novembre 2011

Incontri

Dirigente di un’importante azienda manifatturiera, Marco, single, separato dalla moglie, instancabile dongiovanni, un giorno avvista per caso un misterioso vecchio. Gli incontri, sia onirici che reali, si ripetono; ma gli appare sempre lontano, non riesce mai ad avvicinarlo per parlargli, scoprire chi è, sapere che cosa vuole da lui, ammesso che questi incontri non siano casuali. Il ripetersi degli incontri lo preoccupa: anche se, come gli fa osservare un’amica, potrebbe trattarsi di una semplice ossessione. Intanto, uno sgradevole ed improvviso evento, del tutto casuale e involontario, lo piega ad una difficilissima situazione. Viene licenziato, e, sempre di più evitato e sfuggito da tutti, essendo caduto in disgrazia, non riesce a reagire positivamente; si avvicina sempre di più all’orlo dell’abisso della miseria e della povertà fino a meditare l’estrema tragica conclusione. Non si vede in quale altro modo potrebbe salvarsi, visto che non riesce in alcun modo ad adattarsi alla nuova situazione. All’improvviso qualcosa di totalmente inaspettato accade.